Disturbi dello spettro autistico e supermercati: si possono conciliare?

Io detesto gli ipermercati. Mi innervosiscono. Non trovo nulla di ciò che mi serve, le luci sono orribili, gli altoparlanti gracchiano, la musica è intollerabile, la gente lascia i carrelli nelle corsie strettissime e si allontana, i dipendenti sono costretti ad aggirarsi tra gli scaffali con muletti stracarichi durante le ore di apertura. Fare la spesa è un momento di stress. Ma sono fortunata: per le persone con disturbi dello spettro autistico, andare al supermercato è molto peggio.

Progetti dedicati a chi è affetto da disturbi dello spettro autistico… e non solo

I genitori di bambini con simili disturbi vivono con estrema ansia questo momento. Il sito Autism speaks ha stilato una lista di 10 accorgimenti da prendere prima di iniziare a fare la spesa. Ma il problema è sempre quello: perché loro dovrebbero prendere accorgimenti e non possiamo noi rendere un ambiente più accogliente? E non lo renderemmo più accogliente solo per persone affette da autismo, ma anche per persone anziane, per persone con problemi fisici, per semplici donne incinte, per persone come me, come voi, che odiamo quei posti infernali chiamati centri commerciali.

Nel Regno Unito esiste un progetto, chiamato Slow shopping: è nato su iniziativa di una donna la cui madre era affetta da demenza. La madre aveva una passione nello scovare offerte, nel fermarsi a prendere un tè dopo aver fatto compere. Finché non è cambiato qualcosa. Lentezza, senso di smarrimento, il codice del bancomat che scivola via dalla mente. E commessi ai quali non sembra importare di meno. La fila si allunga, bisogna muoversi. E, così, qualcuno ha provato a mettersi nei panni degli altri, cercando di rendere inclusivo quel momento quotidiano. Di renderlo lento.

Uno studio pubblicato su Plos One ha evidenziato che addirittura il 26% dei bambini con disturbi dello spettro autistico si è sottratto al controllo dei genitori fuggendo. E al supermercato è una cosa molto usuale. In un Carrefour del Friuli, a Tavagnacco, è partito un progetto dedicato. In origine pensato per chi ha disturbi dello spettro autistico, è in realtà un progetto aperto a tutte quelle persone che, con disabilità visibili o invisibili, vivono con ansia il momento della spesa. Si tratta della Quiet Hour, promossa in collaborazione col supermercato dall’associazione Progettoautismo FVG onlus: due giorni a settimana, in due fasce orarie diverse, è possibile recarsi al Carrefour trovando le porte scorrevoli aperte, luci abbassate, altoparlanti spenti, niente musica, niente muletti in giro per le corsie e, soprattutto, personale preparato. Nessuna iperstimolazione sensoriale.

Negli Stati Uniti, la catena di supermercati Asda ha esteso a 300 dei suoi negozi l’iniziativa di una sua dipendente, Jenny Barnett. Il figlio di Barnett è autistico e lei, conoscendo il figlio e conoscendo bene l’ambiente dei supermercati, ha inventato il Gioco della spesa. Basato sui segni Makaton, ideati per facilitare la comunicazione nei soggetti con disturbi del linguaggio, ai bambini viene fornita una lavagna con degli oggetti da trovare e mettere nel carrello. Per ogni “missione completata”, verrà loro consegnata una faccina sorridente. I bambini hanno così qualcosa su cui concentrasi, un impegno, un compito. E a tutti i bambini piace avere una missione da portare a termine.

Nei panni dell’altro

Qualcosa di simile è capitato anche a me: se vi trovate a passare per Ancona, fate una visita al Museo tattile Omero. Si tratta di una collezione di riproduzioni di opere famose che hanno fatto la storia dell’arte. La particolarità? Possono essere toccate. Devono essere toccate. Il museo è nato per permettere ai non vedenti di conoscere quei capolavori dei quali sentivano solo parlare. A mia figlia è stata consegnata una lista di oggetti (si trattava di animali) da scoprire nel corso della visita. Alcuni erano così ben integrati nelle sculture da essere davvero difficili da trovare. La bambina è stata impegnatissima e ha fatto il giro del museo entusiasta. Insomma: a volte dei semplici accorgimenti rendono la vita più semplice anche ai cosiddetti normodotati.

Questi progetti, in realtà, convengono a tutti: non tutti abbiamo problemi di disabilità, ma tutti (con un po’ di fortuna) diventeremo anziani. E non troveremo il bancomat in borsa, ci sentiremo atterriti dal trovarci davanti a uno scaffale senza sapere cosa ci facciamo lì, e saremo confusi da tutto quel rumore, quelle luci fredde, e innervositi. Saremo dall’altra parte, saremo nei panni dell’altro.

Foto Pixabay.com

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