Giocattoli: quando in casa abbiamo già tutto il necessario

Mia figlia ha 4 anni e mezzo, è figlia unica e unica nipote da parte di entrambe le famiglie. Questo vuol dire una sola cosa: giocattoli. Giocattoli regalati senza che ci sia bisogno di una ricorrenza particolare, giocattoli ovunque. Se venite a prendere un caffè a casa mia, potrete trovarli stipati in ogni dove: nel suo armadio, nel mio studio, in cucina (sì, in cucina), in salotto, in bagno. Non potrete aprire alcuna anta presente in casa senza trovarvi di fronte a bambole, costruzioni, pasta da modellare, pastelli, matite, puzzle e tutto ciò che vi viene in mente.

Volendo tenere tutto alla sua altezza, inoltre, sono costretta a tenere tutto in basso, nel timore che, per prendere qualcosa, possa arrampicarsi sui mobili o su una sedia. E, così, anche il pavimento diventa un’esposizione perenne di tutto ciò che una bambina di quella età può avere: passeggini per bambole, cucine giocattolo, scatole contenenti altre scatole.

Gli oggetti di uso comune sono i giocattoli più belli

Lei gioca con tutto, e con tutto gioca 10 minuti. Ha quintali di paccottiglia in plastica che le danno divertimento solo nell’essere sparsi in giro. Ma provate a darle un pacco di farina e una brocca d’acqua… Ascolterete solo il suono del silenzio per almeno tre quarti d’ora. Ieri, per esempio, mi ha chiesto un nastrino abbastanza lungo. Poi l’ho vista armeggiare pericolosamente con forbici e un pezzo di cartone, dal quale ha ritagliato una striscia. Ha legato il nastrino attorno a un capo della striscia e ha iniziato a passeggiare in giardino fermandosi di tanto in tanto. “Tesoro, che fai?” “Porto a spasso il cane, non vedi?” Ha 6 pupazzi a forma di cane, li ho contati. SEI. E, per tutto il resto della giornata, ha portato a spasso una striscia di cartone. Era bella, era magnifica, l’aveva fatta lei.

La stessa cosa vale per automobiline varie: datele un grosso scatolone, un paio di forbici e dei pastelli, e sarà la bambina più felice (e impegnata) del mondo. Quando finge di cucinare per le sue bambole, non vuole più tutta la robaccia in plastica che le hanno regalato: vuole le stoviglie di casa e le pentole vere. Certo, è chiaro: se vostro figlio gioca con la farina o apre i mobili della cucina per fare incetta di contenitori ermetici, se fa il bagno alla bambola nel lavandino o decide di passare il pomeriggio scavando un’enorme buca in giardino, sporcherà e si sporcherà. Tanto. Farà disordine. Ma è così che deve andare.

Dopo il gioco, risistemiamo tutto

Quando era molto piccola, venivo presa costantemente in giro per il mio sistemarle i giocattoli di continuo. “Ma perché perdi tempo, tanto tra due minuti avrà sparso altra roba sul pavimento!” Non perdo tempo. Le do l’esempio. Mia nonna diceva che la bocca è un bello strumento: a parlare siamo buoni tutti. Ma, ai bambini, c’è un unico modo per insegnare qualcosa, ed è l’esempio. Maria Montessori insisteva molto sulla preparazione dell’ambiente che avrebbe dovuto accogliere i bambini. Solo in un ambiente ordinato i bambini potranno lavorare serenamente, e l’ordine esteriore li porterà a un ordine interiore. Ai bambini piace essere sistematici: puoi giocare con questa cosa, ma alla fine del gioco tutto dovrà essere riposto per far spazio a nuovi giochi.

Non è che dalla sera alla mattina diventano improvvisamente ordinati, ma intanto avranno interiorizzato quei gesti che avrete compiuto per mesi e anni. Il lavoro manuale è fondamentale, noi impariamo facendo. E fare vuol dire sia impastare farina e acqua che pulire il piano di lavoro dopo aver steso la pasta. Quando vado a riprenderla all’asilo, resto sempre senza parole nel vedere bimbetti che sparecchiano, svuotano il proprio piatto dagli avanzi, piegano le tovagliette e spazzano. Facciamoli fare, questi bambini. Riempirli di giocattoli è praticamente inutile, perché loro preferiranno sempre oggetti reali d’uso quotidiano, vorranno sempre imitare ciò che vedono fare ai loro genitori. Che si sporchino e sporchino casa: date loro uno strofinaccio e un po’ di sapone, e vi solleveranno il mondo.

Foto: Pixabay

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