Le convulsioni nei bambini

Una notte di un anno e mezzo fa, mi sono giocata 10 anni di vita. Ero sola con mia figlia, che aveva la febbre. Con la sua solita grazia, mi aveva sputato il paracetamolo, e io ho dovuto aspettare che si desse una calmata per riprovarci. Spengo la luce, la metto vicino a me. Sento che mi stringe ritmicamente la mano, e mi chiama senza riconoscermi. Accendo la luce. Irrigidisce il collo, rovescia gli occhi all’indietro, le labbra sono viola. Non reagisce. Nel giro di 60 secondi: chiamo il 118 e, al telefono con l’operatore, mi vesto, mi preparo a effettuare una tracheotomia con la bic, a sollevare il letto matrimoniale per caricarlo in auto, a diventare credente, a smettere di fumare e a non dire mai più parolacce.

Nella mia ignoranza, pensavo che le convulsioni venissero solo con movimenti convulsi, per l’appunto. Per quel che ne sapevo, mia figlia stava entrando in coma per qualche problema neurologico a me sconosciuto. Arriviamo con la barella al pronto soccorso, mentre gente conciata malissimo e in attesa di visita dimentica i propri guai e ci guarda con il dolore che ti attanaglia quando vedi un bambino stare male. Arriva la diagnosi: banalissime convulsioni. Conseguenze sui bambini, zero. Conseguenze su di me: a vita.

La tengono in osservazione per la notte, mi spiegano cosa fare nel caso si ripresentino. Con me sono gentilissimi: quella che ha bisogno di cure sono io. La bambina zompetta e parla con tutti, desiderosa di andare nella saletta dove ha adocchiato i giocattoli del reparto pediatria. Le convulsioni sono una reazione ancora sostanzialmente sconosciuta del nostro corpo, e nei bambini si verificano generalmente con febbre alta, soprattutto in caso di sbalzi improvvisi di temperatura. È come se il sistema nervoso dei bambini non sia sufficientemente maturo per tollerare questi sbalzi e “impazzisca”.

Nel caso dovessero presentarsi, chiamate il 118, non mettetevi in auto: io non avrei potuto staccare gli occhi dalla bambina, e se avessi guidato saremmo finite lei in pediatria e io in traumatologia. Un secondo episodio potrebbe presentarsi, ma in quel caso sapreste cosa fare perché in ospedale vi avranno spiegato la procedura da seguire e vi avranno prescritto farmaci per sedare la crisi. Non ricorrete MAI al fai da te e al “l’ho letto su internet”.

L’unica cosa da fare, aspettando il 118, è evitare di introdurre oggetti nella bocca del bambino, distenderlo su un fianco con la testa un po’ iperestesa e poggiata su qualcosa di morbido. Attendete i paramedici, andate in ospedale, tornate a casa dopo le dimissioni, affidate il bambino a qualcuno di fidato, bevete un goccetto e svenite con tranquillità.

 

Foto: Flickr

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