Pubblicità diretta dei farmaci: Consiglio di Stato apre ai SOP

Importanti novità sulla pubblicità diretta dei farmaci. Anche i farmaci senza obbligo di prescrizione (SOP) potranno essere pubblicizzati come i farmaci da banco (OTC). Lo ha deciso creando un importante precedente il Consiglio di Stato, che ha respinto il ricorso del Ministero della Salute contro la sentenza del TAR del Lazio n. 7539/2016.

La sentenza emessa il 30 giugno 2016 accoglieva il ricorso presentato contro l’AIFA e il Ministero della Salute dalla Kwizda Pharma Gmbh e da Chefaro Pharma Italia Srl. Le due case farmaceutiche contestavano una nota del Ministero che rettificava l’autorizzazione a pubblicizzare la specialità medicinale Bronchodual sedativo e fluidificante.

Il Ministero della Salute in un primo tempo aveva autorizzato la pubblicità del farmaco. Una volta accertato che il medicinale faceva parte dei SOP e non degli OTC, il Ministero aveva prontamente inviato una rettifica.

Benché i SOP siano farmaci che non richiedono la prescrizione medica proprio come gli OTC, in Italia non possono essere esposti al pubblico e pubblicizzati. Solo il farmacista può consigliarli al paziente. Un divieto introdotto come prassi dalle autorità sanitarie italiane per non incentivarne il consumo.

Il Consiglio di Stato a giugno dello scorso anno si era espresso contro il divieto di pubblicizzare i SOP. Con la sentenza n. 2217 del 12 maggio 2017 il Consiglio di Stato ha ora confermato le ragioni delle case farmaceutiche, respingendo l’appello presentato dal Ministero della Salute.

Secondo i giudici questo distinguo non sarebbe conforme alla direttiva 2001/83/CE, che definisce chiaramente quali categorie di farmaci non possano essere pubblicizzate, ammettendo la pubblicità per tutte le altre, SOP inclusi.

Pubblicità farmaci: verso un allineamento al modello europeo

In Italia, a differenza di gran parte dei Paesi europei, i farmaci che possono essere venduti senza ricetta medica sono divisi in due sottocategorie: farmaci da banco o da automedicazione (OTC) e farmaci senza obbligo di prescrizione (SOP). L’unica differenza tra le due sottocategorie è proprio il divieto di pubblicità diretta al pubblico applicato solo ai SOP. Non a caso questi farmaci sono noti anche come SP (Senza Pubblicità).

Con questa sentenza del Consiglio di Stato si va in direzione di un allineamento dei SOP agli OTC su modello europeo, consentendone la pubblicità diretta. Difficilmente infatti il Ministero della Salute negherà altre autorizzazioni a pubblicizzare i SOP. Il rischio di dover affrontare i ricorsi che puntualmente fioccheranno dopo questa prima sentenza favorevole alle case farmaceutiche è troppo concreto.

Oltre a sottolineare il disallineamento con il quadro normativo europeo che vieta solo la pubblicità diretta dei farmaci con prescrizione, la recente sentenza riconosce altre incongruenze nella normativa italiana:

Se il legislatore avesse davvero inteso operare tale distinguo tra i farmaci SOP ai fini della pubblicità, lo avrebbe fatto espressamente e non attraverso la riproduzione di formule contenute in leggi non più vigenti, comunque ambigue e non decisive a fini interpretativi.

Tradotto: nell’ordinamento italiano non esiste un espresso divieto di pubblicizzare i SOP. Il Consiglio di Stato ribadisce al contrario che nella tutela della salute pubblica SOP e OTC sono messi sullo stesso piano.

Questa sentenza non apre ovviamente a una pubblicità senza regole. Il messaggio pubblicitario dovrà sempre soddisfare i requisiti previsti dall’attuale normativa. Norme fissate per promuovere un consumo responsabile e sicuro dei farmaci senza ricetta.

Nuove linee guida per la pubblicità degli OTC sui social network

Vanno nella stessa direzione le ultime linee guida stilate dal Ministero della Salute, che disciplinano la pubblicità sui social network dei farmaci senza obbligo di ricetta. Post chiusi ai commenti, messaggi pubblicitari non modificabili, divieto di pubblicità su Twitter e Instagram, divieto anche su Facebook a eccezione della colonna destra. Sono solo alcuni dei paletti fissati dal Ministero per tutelare la salute pubblica da messaggi e opinioni fuorvianti sui farmaci. Informazioni opinabili diffuse sui social e potenzialmente rischiose proprio perché fuori dal controllo delle autorità sanitarie e del titolare dell’AIC.

Foto: Pixabay

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