Quando è il caso di portare un bambino al pronto soccorso

Molti anni fa, mentre ero nella sala d’attesa di un pronto soccorso, entrarono due genitori con un bambino di un anno scarso in braccio, avvolto in una copertina. Ci gelammo. Venti minuti dopo li vedemmo uscire, e sentimmo il padre dire: “Ma come hai fatto a non capire che dormiva e basta?” Il sollievo provato in quel momento mi evitò di dire: “Scusa, non potevi accorgertene tu?”

Cinque milioni di accessi l’anno

Secondo i dati del 2015, ogni anno ci sono 5 milioni di accessi di bambini al pronto soccorso. La metà dei bambini ha meno di due anni, e i codici gialli o rossi, quelli di reale emergenza, si attestano tra il 10 e il 15%. Il picco degli ingressi si ha nei giorni prefestivi e festivi, e sono pochissimi i genitori che interpellano il pediatra prima di portare il figlio all’ospedale. Naturalmente, tutti questi ingressi sono giustificati dal fatto che il pronto soccorso è aperto 24 ore su 24, che non c’è necessità di prenotazione e che il genitore conta sulla presenza di più specialisti in loco. Ma… Ma si va a intasare un sistema già al collasso, in molti casi.

Quando portare un bambino al Pronto Soccorso

Come madre, conosco alla perfezione l’angoscia che ti prende quando tuo figlio, che magari ancora non sa parlare, sta male. Insomma: piuttosto che rischiare qualcosa di grave, preferisci rischiare la brutta figura all’ospedale. Ma questa brutta figura potrebbe danneggiare quei bambini che hanno reali urgenze. Vediamo quindi quali sono i casi in cui allarmarsi realmente.

Se il bambino ha da 0 a 3 mesi e il pediatra non è reperibile, portarlo in ospedale è la cosa giusta da fare. Oltre i 3 mesi: in caso di febbre, portare il bambino in ospedale se la febbre persiste oltre i 38 gradi e il pediatra non è reperibile, se il ci sono precedenti episodi di convulsioni o se il bambino appare particolarmente abbattuto o sofferente. In caso di vomito o diarrea persistenti (sulle 5 scariche al giorno nelle 24 ore), vomito o diarrea con tracce di sangue o color caffé, dolore nella zona dell’appendice, portare il bambino al pronto soccorso. Attenzione, in tutti questi casi, alla quantità di liquidi che il bambino assume: se non è in grado di assumerne, al problema preesistente si aggiunge il rischio disidratazione.

Altro caso da pronto soccorso è l’ingestione o inalazione di sostanze tossiche o corpi estranei. In caso di ingestione di corpi estranei, effettuare le manovre di disostruzione, se necessario. Le manovre di disostruzione dovrebbero essere conosciute da tutti, ma purtroppo non è così. Spesso vengono organizzati corsi gratuiti da varie associazioni o dalla Croce Rossa: informatevi e chiedete alla scuola o all’asilo di vostro figlio se è possibile organizzarlo nella loro sede.

Se il bambino manifesta difficoltà respiratorie con apnee, pallore, sofferenza, recarsi al PS. Stessa cosa in caso di cefalee persistenti, resistenti ai consueti antidolorifici e/o accompagnate da vomito. Se il bambino è vittima di caduta e perde conoscenza o, se a distanza dal trauma, presenta strabismo, vomito, difficoltà a camminare, sonnolenza, portarlo in ospedale. Ognuno di questi sintomi è da ritenersi più grave in bambini fino all’anno di età.

Insomma… sperando di non dovervi mai ricorrere, ricordiamo che il pronto soccorso non è un ambulatorio pediatrico. Facciamo un bel respiro e cerchiamo di mantenere la calma perché, nel caso il bambino fosse davvero in pericolo, non è col panico che risolveremo le cose.

Foto Pixabay

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