Richiami alimentari per listeria: quali sono i rischi in gravidanza

Essendo una gattara, ma una gattara di quelle che si infilano sotto le auto e nei giardini privati per recuperare cuccioli, durante la gravidanza chiunque si è sentito in dovere di nominarmi la toxoplasmosi. Nonostante alcune persone pensino che la toxoplasmosi si contragga solo parlando di gatti, non è così. Quello che dicevo a tutte queste persone così solerti era: “Ma perché non mi scocciate mai con la listeriosi?”

Che cosa è la listeriosi, dove si trova il batterio responsabile

La listeriosi è un’infezione causata dal batterio Listeria monocytogenes e, generalmente, si contrae attraverso il cibo. Questo batterio è molto diffuso nell’ambiente, e si trova comunemente nel suolo, nell’acqua, nella vegetazione e nelle feci di numerose specie animali. Persiste nell’ambiente e può crescere indisturbato tra gli 0 e i 45°C. Di conseguenza può trovarsi, contaminando tutta la catena alimentare, in alimenti trasformati, conservati e refrigerati. Gli alimenti più a rischio, quindi, sono: pesce, carne, verdure crude, latte non pastorizzato e latticini come formaggi molli e burro, pesce affumicato, cibi come carni e insalate preconfezionate.

I recenti richiami riguardavano il lotto 4973 di taleggio «Piacere Naturale» del marchio Carozzi Formaggi, commercializzato dall’Esselunga, e il tacchino arrosto Liberamente di Casa Modena, lotto 14117.

La listeriosi dà solitamente sintomi gastroenterici, e ha un’incubazione media di 3 settimane che in alcuni casi può protrarsi fino a 70 giorni. Se un soggetto adulto sano potrebbe avere “semplici” sintomi da gastroenterite acuta poche ore dopo l’ingestione del batterio Listeria, negli adulti immuno-compromessi e negli anziani la listeriosi può provocare meningiti, gravi setticemie ed encefaliti. In molti casi, questi problemi possono essere trattati e risolti con antibiotici.

La listeria in gravidanza: qualche consiglio per evitarla

Il problema più grave si manifesta in gravidanza, però: i casi estremi sono quelli di morte fetale, aborto, parto prematuro. Per prevenirla, valgono le solite regole auree: estrema cura nel lavare verdura e frutta; separare cibi crudi (carni, pesce…) dagli alimenti pronti al consumo per evitare contaminazioni; occhio ai coltelli e alle stoviglie che usate. Non affettate un cetriolo con lo stesso coltello che avete utilizzato per sfilettare il pesce, insomma. La manipolazione dei cibi richiede grande attenzione e i suoi tempi. Lavate i taglieri dopo l’uso. E, ovviamente, le mani. Attenzione alle scadenze dei cibi, non lasciate cose a imputridire nel frigo. Più spesso lavate il frigo, meglio è. Niente carne e pesce crudi, durante la gravidanza. Si può resistere. Non consumare latticini se non si ha la sicurezza che siano stati preparati con latte pastorizzato. Evitiamo di acquistare cibi già pronti nelle gastronomie. Se proprio devono essere presenti in casa, lontani dai cibi che consuma la donna incinta. I panini e i tramezzini dei banchi del supermercato sono (a volte) invitanti. Tra 9 mesi ne mangeremo: per adesso lasciamoli stare, assieme al pesce affumicato.

Lo so, è una lista lunghissima: troppe cose da fare, troppe cose da evitare, troppe. Ma ce la farete. Se io non ho fumato durante quei 9 mesi, tutte possiamo fare qualsiasi cosa. Coraggio.

Foto Pixabay

 

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