Vaccini contro l’HPV: rischi trascurabili ingigantiti da bufale pericolose

I vaccini contro l’HPV abbassano drasticamente il rischio di tumore della cervice uterina. Una neoplasia che in Italia uccide 1.500 donne all’anno. Il tumore del collo dell’utero nel 95% dei casi è causato dall’infezione genitale da papillomavirus.  A ricordarlo è la Fondazione Veronesi, in un accorato appello contro le bufale sui vaccini HPV. Informazioni false sulla gravità delle reazioni avverse che stanno portando migliaia di genitori a non vaccinare i figli contro il virus a trasmissione sessuale.

Non uno ma oltre 100 papillomavirus

Gli oncologi spiegano che sono stati identificati oltre 100 tipi di papillomavirus che infettano l’uomo. I più pericolosi appartengono alle specie tipo 16 e 18, responsabili di lesioni da cui potrebbe svilupparsi un tumore maligno. Questi sottotipi provocano tumori della cervice uterina, della vagina e della vulva. Le specie tipo 6 e 11 provocano invece lesioni benigne come i condilomi, piccole verruche di colore chiaro curabili.

Attualmente non esistono farmaci in grado di debellare l’infezione. L’infezione può essere contratta anche più volte nel corso della vita, perché le difese immunitarie attivate non offrono una protezione duratura.

Vaccini contro l’HPV: tipi, età e copertura

Oggi esistono ben tre tipi di vaccini contro il papillomavirus, che offrono difese 10 volte superiori a quelle naturali per oltre 8 anni:

  • Il vaccino bivalente Cervarix che protegge dai genotipi 16 e 18;
  • Il vaccino quadrivalente Gardasil efficace contro le forme 6, 11, 16 e 18, disponibile in Italia per le donne dai 12 ai 26 anni;
  • Il vaccino Gardasil-9 che offre la protezione più completa contro i ceppi 6, 11, 16, 18, 31, 33, 45, 52 e 58.

Il vaccino Gardasil-9 protegge dal tumore della cervice uterina nel 90-95% dei casi rispetto ai non vaccinati. Non è un caso che il New England Journal of Medicine abbia indicato i vaccini come la principale arma nella prevenzione del cancro dell’utero.

Chi può effettuare il vaccino

Il vaccino può essere effettuato gratis dalle ragazze nel corso del dodicesimo anno di età. L’età scelta per la somministrazione del vaccino non è casuale. Il virus HPV solitamente infatti si contrae dopo l’inizio dell’attività sessuale. Anche alle donne di età compresa tra i 25 e i 26 anni è consigliato vaccinarsi contro l’HPV per tutelare la salute riproduttiva e sessuale. La vaccinazione come misura di prevenzione individuale è possibile fino ai 45-49 anni.

La vaccinazione prevede un ciclo di 2 o 3 dosi somministrate in 6 mesi. Fino ai 14 anni le dosi somministrate sono 2, la seconda viene somministrata a distanza di 6 mesi dalla prima. Dopo i quindici anni le dosi sono tre somministrate al tempo 0, 1, 6 mesi. Il vaccino non può essere effettuato in caso di febbre o gravidanza in corso. La copertura dura dai 10 ai 20 anni.

Vaccinarsi è importante perché l’80% della popolazione femminile all’inizio dell’attività sessuale contrae infezioni da HPV. Solitamente non ci si accorge di aver contratto l’infezione. Il virus spesso viene debellato dal sistema immunitario in 12-18 mesi. In altri casi invece resta nell’organismo.

Quando entra in contatto con il collo dell’utero espone a un rischio maggiore di tumore. Dalla contrazione dell’infezione allo sviluppo del tumore possono passare fino a 20 anni.

Vaccini contro l’HPV anche per i maschi

Anche i maschi possono vaccinarsi per prevenire condilomi genitali e lesioni pre-cancerose. Il Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2017-2019 ha infatti esteso la vaccinazione ai maschi di 11 anni di età. L’inizio della chiamata attiva è previsto per la coorte del 2006.

Gli effetti collaterali del vaccino contro l’HPV

Gli effetti collaterali del vaccino contro l’HPV sono quelli tipici di ogni altro vaccino. Le reazioni avverse più comuni sono mal di testa, reazioni locali nel punto dell’iniezione, febbre, nausea, vomito e dolori.

Malgrado si tratti di sintomi reversibili, online circolano dati manipolati su reazioni avverse fatali che mirano a spargere il terrore e la disinformazione sui vaccini. La Fondazione Veronesi punta il dito contro un articolo che fa riferimento ai 14.300 eventi avversi sospetti registrati nel Regno Unito in 4 anni di somministrazioni del vaccino Cervarix. Un dato maggiore rispetto ad altri vaccini, perché in Inghilterra ben l’80% delle ragazze di età compresa tra gli 11 e i 13 anni è stata vaccinata.

Le segnalazioni, una ogni mille dosi di vaccino somministrate, nel 55% sono di sintomi già noti. Il 29% include mal di testa, malattie del sistema nervoso e sintomi di natura psicogena imputabili alla paura dei vaccini. Il 20,56% del totale riguarda reazioni locali nel punto d’iniezione, stanchezza, dolore e altri sintomi indicati nel foglietto illustrativo. Gli esperti fanno infine notare che non c’è alcuna prova di una relazione causa-effetto tra i sintomi registrati e il vaccino Cervarix:

Quando vengono vaccinate così tante persone in un periodo relativamente breve è comune che in alcune di queste venga diagnosticata non molto tempo dopo la vaccinazione una patologia che si manifesta naturalmente in questa fascia di età. La bufala del legame vaccino-autismo segue la stessa logica.

I 5 casi di sindrome di Guillain Barré statisticamente si sarebbero registrati anche senza il vaccino. Lo stesso vale per i 9 casi di paralisi di Bell. Anche i due unici decessi registrati non hanno a che fare con il vaccino. Una paziente è morta per un tumore a cuore e polmoni e l’altra per la sepsi da streptococco.

Non solo vaccini: contro il cancro alla cervice profilattici e diagnosi precoce

I vaccini esistenti purtroppo non proteggono da tutti i ceppi di HPV. Perciò è importante usare il profilattico soprattutto con partner occasionali. Il preservativo non protegge completamente dal rischio. Il virus si contrae anche con rapporti sessuali non completi tramite il contatto con le zone genitali. Ciononostante l’uso del profilattico riduce il rischio.

Sottoporsi a un pap-test, un esame semplice e non invasivo, può diagnosticare precocemente l’infezione da HPV. Anche chi è vaccinata, dall’inizio dell’attività sessuale (o comunque dai 25 anni) e fino ai 64 anni dovrebbe effettuare il pap-test ogni 3 anni. L’esame può essere effettuato gratuitamente nei consultori regionali. Il test è importante, perché consente di diagnosticare precocemente anche le lesioni pre-cancerose causate da ceppi di HPV per i quali attualmente non esiste un vaccino.

Altri esami che potrebbero essere prescritti dal medico sono l’HPV test che identifica i ceppi del virus contratto, la biopsia mirata, la colposcopia, la vaginoscopia e la vulvoscopia.

Foto: ©Fotolia

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